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Opinione & Market View

Per due settimane esatte non vi abbiamo scritto: ci siamo goduti il rialzo dei mercati, non dovevamo aggiungere nulla alla nostra chiamata positiva di lunedì 23 gennaio. Oggi ci troviamo con l’indice Eurostoxx più alto del 2,6% ed il Dax che segna +4,9% nel periodo, mentre il BTP decennale ha ridotto il rendimento dal 6,2% al 5,75%. Tutti gli interventi delle Banche centrali mondiali che avevamo pronosticato si sono materializzati, l’ottimismo è perdurato.

I dati recenti più importanti confermano e rafforzano il nostro quadro di riferimento, sia sul lato dei rischi che su quello delle opportunità.

Opportunità

1) rimaniamo convinti che sia in atto una manovra, più o meno coordinata, da parte delle principali Banche Centrali mondiali, per continuare a fornire liquidità ai mercati finanziari (questa settimana ci saranno incontri delle Banche Centrali australiana, coreana ,britannica e della BCE).Non necessariamente ognuno di questi incontri costituirà un preludio a riduzioni dei tassi d’interesse o al lancio di iniziative di “quantitative easing” ma la volontà generale ci sembra sia confermato sia quella di sostenere la crescita mondiale ed i mercati attraverso politiche monetarie espansive.

2) Venerdì scorso 3 febbraio il US Labour Department ha comunicato che la disoccupazione americana è scesa ai minimi degli ultimi 3 anni,l’8,3%. Il numero conferma che la ripresa americana è in atto, per quanto moderata.(le stime per il PIL 2012 USA sono +2,3%).Anche il mercato azionario riflette aspettative positive(l’indice SP da inizio 2012 segna in dollari un rialzo di poco meno del 7%). La forza in atto non preclude alla FED la possibilità di mettere in cantiere per il 2012 un QE3: l’inflazione americana attesa per i prossimi 2 anni è inferiore al 2% e si stima che l’economia possa raggiungere un tasso di disoccupazione del 5,5% prima che il costo del lavoro crei inflazione addizionale. Quindi un QE3 rimane possibile quando non probabile per consolidare l’economia su un percorso di crescita, tanto più in un anno elettorale.

3) In Europa il meeting dei capi di stato lunedì scorso 30 gennaio ha portato ad un accordo(tra 25 dei 27 membri dell’EMU) per sostenere un nuovo “Trattato di Stabilità”, il cosiddetto Fiscal Compact. Il Trattato sembra molto simile al vecchio “Patto su stabilità e crescita” che fu ignorato da tutti i membri dell’EMU.
La forza di questo accordo risiede NON tanto nei suoi contenuti(per l’appunto già in essere in precedenti trattati)ma nel fatto che potrebbe/dovrebbe consentire ai tedeschi di essere meno rigorosi sull’applicazione di regole rigide per difendere i titoli di stato dei paesi in difficoltà dell’Europa meridionale. Per esempio il nuovo Fondo Salva Stati ESM, che dovrebbe partire da luglio 2012,potrebbe ricevere una dotazione superiore ai 500 miliardi di euro. L’altro aspetto positivo dell’accordo è che la Banca Centrale Europea(che ha applaudito il “nuovo trattato”) acquisisce, per mezzo di esso, maggiori gradi di libertà per sostenere il debito sovrano degli Stati in crisi, attraverso la continuazione degli interventi diretti già in essere sui mercati. Aumenta anche la probabilità di un QE europeo nel corso del 2012,ma solo comunque dopo che ulteriori riduzioni dei tassi di interesse(che difficilmente si avranno già nel corso del meeting BCE del 9 febbraio)si fossero rivelati inefficaci per stabilizzare i mercati.
Infine non va dimenticata la prossima asta, programmata per il 29 febbraio, in cui le banche europee potranno nuovamente richiedere alla BCE importi illimitati di finanziamenti, per una durata di tre anni, al tasso ridottissimo dell’1%. Abbiamo ripetutamente segnalato in queste note come sia stata questa iniziativa della BCE, decisa il 9 dicembre 2011,a costituire il fenomeno che ha cambiato la situazione dei mercati del debito pubblico del sud Europa, il vero “GAME CHANGER”, a cui hanno fatto seguito i successi del governo Monti in Italia. La nuova finestra del 29 febbraio irrobustisce ulteriormente la dotazione in possesso del sistema bancario europeo, riducendo i rischi di “credit crunch” nel continente ed offrendo ulteriore nuovo sostegno alle aste dei titoli di stato italiani e spagnoli che si terranno a febbraio e marzo, generando la concreta possibilità di ulteriori riduzioni dei tassi di interesse di questi paesi.

Rischi

1) In questo momento il rischio principale è che la negoziazione in atto sul taglio del debito pubblico greco in mano ad investitori privati(il noto PSI, in queste pagine molte volte citato e ricordato) fallisca, dando vita ad un fallimento ”disordinato” della Grecia. Un evento “disordinato” avrebbe effetti non prevedibili sul sistema bancario europeo “in primis” ma anche, a catena, sul debito pubblico portoghese, irlandese spagnolo ed italiano. Infine sulla tenuta dell’Euro. La gravità delle conseguenze(veramente incalcolabili) ci fa ritenere che ogni sforzo verrà effettuato per giungere ad un esito positivo della negoziazione.(tralascio i particolari in discussione, sono tecnici e noiosi).

2) il secondo rischio è costituito dall’entità della recessione in atto nel sud Europa e dai suoi effetti sia sulla stabilità dei conti pubblici italiani e spagnoli che sulla dinamica degli utili aziendali di tutte le aziende europee(anche se soprattutto su quelle del sud Europa).

3) Il terzo rischio è che il percorso di riqualificazione dell’Italia deragli a seguito di una perdita di sostegno al Governo in carica(ma non sembrerebbe il caso in questo momento).

4) Il quarto rischio è geopolitico e cioè che riprenda la crisi Iran/USA con un coinvolgimento di Israele: attualmente non abbiamo informazioni che ci facciano propendere verso questo scenario.

Conclusioni e suggerimenti

Vogliamo ricordarvi e ribadire che pensiamo che la crisi del debito sovrano europeo NON sia terminata, e che gli effetti della recessione in atto in Europa non siano ancora quantificabili e possano essere gravi e duraturi. Ciononostante pensiamo che, a seguito dei fenomeni positivi descritti in precedenza, il miglioramento dei mercati finanziari mondiali possa perdurare ancora nel mese di febbraio, sostenuto soprattutto dalle aspettative sulle varie iniziative future, che abbiamo descritto, che ci si attendono dalle Banche Centrali del pianeta.
Per questo motivo manteniamo per il momento l’atteggiamento più favorevole nei confronti delle attività a rischio(risky assets) che abbiamo adottato il 23 gennaio. Sulle obbligazioni suggeriamo il mantenimento delle posizioni in essere in titoli di stato del nord Europa, perché costituiscono un elemento di diversificazione di portafoglio e di salvaguardia nei confronti di un peggioramento della situazione greca, ma ricordiamo che, nelle ultime due settimane, abbiamo generalmente già alleggerito queste posizioni in tutti i portafogli. Manteniamo il favore nei confronti dei BTP italiani con scadenza lunga, puntando su un miglioramento ulteriore dello “spread” domestico a seguito di un continuo recupero di fiducia verso l’Italia da parte della comunità finanziaria internazionale.
Se questo quadro venisse confermato, il dollaro statunitense(nonostante il nostro ottimismo)potrebbe indebolirsi nei confronti dell’Euro (come è già avvenuto dal minimo di 1,26 toccato tre settimane fa): suggeriamo comunque il mantenimento delle modeste posizioni costruite, per cautelarsi dal rischio greco, e comunque in previsione di un indebolimento dell’Euro nel corso del 2012.
Sulle azioni, rimaniamo dell’opinione del 23 gennaio: mantenere le posizioni azionarie in USA e nel Nord Europa ma tenere le posizioni in azioni italiane costituite nelle ultime due settimane. Inoltre ribadiamo l’interesse per le azioni dei mercati emergenti, riemerso anch’esso dal 23 gennaio: in questo ambito preferiamo i mercati cinese, coreano, tailandese ed indonesiano(contrariamente al nostro precedente punto di vista per l’India è probabilmente troppo presto per un rientro)nonché Brasile e Russia.