Gennaio 2012 - Opinione & Market View - IDeA Sim

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Gennaio 2012

È evidente che l’ottimismo continua ad accrescersi sui mercati, e questa volta anche noi riteniamo con qualche ragione in più rispetto a quanto pensavamo ancora solo venerdì. Non stupitevi giacché non stiamo cambiando idea sull’approccio cauto che abbiamo sposato da tempo, e che Vi abbiamo ripetutamente suggerito, ma abbiamo trascorso il fine settimana a studiare e pensiamo oggi che siano in atto alcuni cambiamenti che potrebbero consentire sia di ridurre ulteriormente il rischio di una pesante recessione mondiale sia di migliorare il profilo di rischio di Italia e Spagna in vista delle prossime grandi aste dei titoli di stato, che riguarderanno entrambe, e quindi di guadagnare del tempo prezioso che i relativi governi potranno dedicare a progetti di crescita dei relativi PIL.

Situazione Globale
Si sta delineando un processo di collaborazione tra le varie Banche Centrali del mondo, con l’obiettivo non esplicito ma sostanziale di arginare il rallentamento delle economie mondiali ed evitare una recessione planetaria.
Venerdì non abbiamo considerato, tra gli elementi che elencavamo a supporto dell’ottimismo montante, anche il fatto che la Banca Centrale del Brasile avesse effettuato un taglio del locale tasso di sconto di 50 punti base (0,5%). Oggi riconsideriamo questa scelta all’interno di un processo generalizzato.
In questo senso va detto che, sempre la settimana scorsa, anche la Banca Centrale del Messico ha emesso un comunicato espansivo, ma soprattutto che in questa settimana sono attesi tagli dei tassi di interesse da parte delle banche centrali sia della Tailandia che di Israele. Ancor più importante, domani martedì 24 gennaio la Reserve Bank of India (la locale banca centrale) potrebbe tagliare il proprio “reserve ratio” di 50 punti base (sempre 0,5%) dando quindi inizio ad un processo di riduzione dei tassi da parte dei grandi giganti asiatici. Abbiamo infatti ricordato nel precedente aggiornamento come questa iniziativa sia attesa dalla comunità finanziaria in Cina: l’India potrebbe, anche se ovviamente non è certo, partire per prima. Domani lo sapremo.
A questo quadro aggiungiamo che sempre domani ci sarà un intervento del governatore della banca centrale inglese a Brighton: anche qui ci si aspettano dichiarazioni espansive, cioè un ampliamento del “quantitative easing” che la Bank of England sta già mettendo in atto da tempo.
Ed infine mercoledì ci sarà il meeting del FOMC, il comitato decisionale della Federal Reserve americana: anche qui sono forti le aspettative per enunciazioni espansive, se non un QE3 almeno altre iniziative di tipo monetario alla crescita economica.
La BCE non parlerà questa settimana ma lo sta già facendo nei fatti: le linee di credito illimitato a 3 anni aperte il 9 dicembre ed erogate la prima volta il 21 dicembre stanno portando (ormai comincia a vedersi davvero) le banche italiane e spagnole a sostenere il mercato domestico dei titoli di stato, e la prossima opportunità di attingere alle medesime linee, programmata per il 29 febbraio 2012,fa pensare che il sostegno continuerà anche più forte.
In sintesi: è in atto un processo di sostegno alle economie da parte di tutte la Banche Centrali del pianeta ed i mercati cominciano a credere sul serio che questa iniziativa porterà miglioramenti, almeno per il primo trimestre del 2012.E pertanto salgono.

Italia
Prendiamo atto che anche da noi la situazione sta migliorando. La liquidità offerta dalla BCE sta entrando in circolo, lo spread rispetto ai tassi tedeschi continua a scendere lungo tutta la curva dei rendimenti e si comincia addirittura a parlare(da parte di alcuni brokers americani)della possibilità di appiattimento della curva dei tassi italiana, cioè che i tassi sui titoli a 10 anni scendano avvicinandosi a quelli sui titoli a 2/3 anni, che sono già molto scesi nelle ultime due settimane e sono ormai molto distanti dal picco toccato all’inizio di dicembre 2011.
Soprattutto, e questo è importantissimo per noi che abbiamo da molto tempo segnalato il rischio delle prossime aste dei titoli di stato italiani a lungo termine, si sta diffondendo la speranza, anche se non ancora la convinzione, che la prossima asta rischiosa, quella del 30 gennaio, possa andare bene, per via sia del supporto delle banche (che sono tornate liquide) sia dell’apprezzamento ottenuto all’estero (in particolare in Gran Bretagna) dal premier Monti nei confronti dell’operato del suo governo e dell’ultima manovra rivolta alla crescita.
Abbiamo letto nel weekend, e per la prima volta da tempo, analisi che affermano che le banche italiane e spagnole da sole sarebbero in grado di coprire tutte le esigenze di rifinanziamento per il 2012 dei rispettivi Ministeri del Tesoro per oltre il 100%,dopo avere attinto allo sportello BCE a dicembre: non possiamo valutare scientificamente se l’affermazione corrisponda al vero né possiamo “ex ante” effettuare verifiche, l’una e l’altra circostanza troveranno conferme o smentite a partire da dopo il 30 gennaio(almeno per l’Italia).
Quello che importa però è che, per la prima volta da molti mesi(lo ripetiamo),ci siano importanti Banche d’ Investimento americane che affermino che questo è possibile: in questi casi la sola affermazione condiziona il comportamento dei mercati e li porta ad AUTOREALIZZARE la previsione, che questa volta è buona per l’Italia.

Rischi
Ribadiamo fino alla noia che, anche qualora tutte le possibilità positive che abbiamo disegnato si realizzassero, questa non sarebbe affatto la fine della crisi dei debiti sovrani europei.
Sarebbe però un modo di guadagnare tempo, forse anche parecchio, mesi e non settimane, tempo che potrà e dovrà essere dedicato a lavorare per la crescita economica dei paesi in difficoltà, noi per primi.
I rischi rimangono però MOLTO ELEVATI in altri paesi, che sono ormai in una condizione di avvitamento delle proprie economie per cui le riduzioni dei tassi mondiali, gli aiuti della BCE ed una eventuale ripresa mondiale non aiutano a sufficienza: facciamo riferimento alla Grecia in primis, e poi al Portogallo.
In entrambi i paesi la situazione rimane critica, e nel caso specifico della Grecia fondamentale è il successo della negoziazione in corso per decidere a quanto dovrebbe ammontare il taglio sul valore di rimborso del debito pubblico in circolazione (il tante volte qui ricordato PSI). Forse stasera potremmo già sapere se un accordo è stato raggiunto tra le parti o meno: un fallimento del negoziato molto probabilmente genererebbe un arresto del rialzo in corso nei mercati, e anche un arretramento.
Infine ribadiamo che le nostre future aste rimangono a rischio. Gli elementi a favore di un esito positivi li abbiamo elencati sopra, quelli negativi sono ovvi e qui più volte ricordati.

Conclusioni e suggerimenti
Manteniamo per prudenza le posizioni in obbligazioni del Nord Europa ma torniamo a suggerire, non più solo speculativamente ma come conseguenza di quanto sopra affermato, l’investimento in titoli a lunga del debito italiano.
Ribadiamo l’interesse verso titoli corporate in euro ad alta cedola e duration media.
Sull’azionario rimaniamo positivi sugli Stati Uniti e sul nord Europa ma, di nuovo, riprendiamo a suggerire, anche se CON PESO CONTENUTO, l’investimento in azioni italiane.
In più suggeriamo il ritorno, con pesi diversi da definirsi a seconda del profilo di rischio, in azioni dei mercati emergenti, con attenzione (come affermato venerdì) su Cina, India, Corea, Indonesia, e aggiungiamo da oggi Brasile.
In ambito valutario riteniamo che il dollaro americano rimanga interessante a fronte dell’attesa riduzione dei tassi d’interesse anche in Europa ma non nascondiamo che gli stessi fenomeni che ci portano a riconsiderare l’investimento in Italia dovrebbero spingere al rialzo anche l’Euro e pertanto colpire il dollaro USA. Per il momento suggeriamo il mantenimento delle posizioni in essere ma blocchiamo ogni suggerimento di aumento dell’esposizione.